GIORGIO BOCCA , "L'ANTIFASCISTA"...


«…questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale (... ) A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei? (...) Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù”.
( Giorgio Bocca, estratto da "La Provincia Granda" 14 agosto 1942 )

DRIEU: VERSI PER UNA RINASCITA

In tempi di crisi - e questo nostro tempo è l'estremo nichilismo che si compie - il riferimento ai Maestri del passato è l'unico sentiero che ci si apre di fronte: come insegnamento, come incitazione alla lotta, come rimedio alla lacerazione di un'epoca. Al Nostro Drieu, che volontariamente lasciò questo ciclo di esistenza terrena, il nostro religioso ringraziamento: per l'esempio, per il suo semplice esser-ci stato, per essere ancora voce che incita al risveglio i "potenziali" Uomini Liberi di oggi contro l'estrema sovversione in atto nella nostra vecchia Europa...

"Noi siamo uomini d'oggi. Siamo soli. Non abbiamo più dei. Non abbiamo più idee. Non crediamo né a Gesù Cristo né a Marx. Bisogna che immediatamente, subito, in questo stesso attimo, costruiamo la torre della nostra disperazione e del nostro orgoglio. Con il sudore ed il sangue di tutte le classi dobbiamo costruire una patria come non si è mai vista; compatta come un blocco d'acciaio, come una calamita. Tutta la limatura d'Europa vi si aggregherà, per amore o per forza. E allora davanti al blocco della nostra Europa, l'Asia, l'America e l'Africa diventeranno polvere".
( Drieu de La Rochelle )



IMMIGRAZIONE: IL "DEMONIO" A VOLTE CI AZZECCA



 Articolo pubblicato sul quotidiano "RINASCITA" - 28/11/2011
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Inarrestabile, il presidente. Dopo averci regalato il governo dei poteri forti, ecco che ora lo ritroviamo, sempre più a suo agio nelle vesti di leader indiscusso, dissertare sulla necessità di riconoscere la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati (che siano nati sul suolo italico), facendosi beffa del sacrosanto principio dello Ius Sanguinis. Niente di nuovo sotto il sole. Semplicemente, logica concatenazione di “eventi” non casuali: per prima cosa, bisogna intervenire sulla sovranità nazionale, rendendola inesistente e schiava di poteri finanziari sovranazionali, poi ci si appresta a violentare definitivamente la Nazione negando uno dei principi che la rendono, appunto, tale: l’etnicità. Che il bordello multirazziale sia una necessità primaria affinché venga edificato una volta per tutte il Mercato globale, questa non è una novità. E non è una sorpresa che, eccetto la Lega, i politicanti di destra e di sinistra abbiano accolto con grande entusiasmo l’appello di Napolitano. Tra tutte le esternazioni, però, una merita di essere riportata per intero: “E’ giusto dire che è cittadino italiano chi nasce in Italia, parla la lingua e ha concluso un ciclo di studi”. Così Gianfranco Fini.
    Forse il tempo per il sottoscritto si è fermato o forse sono un po’ all’antica ma, se non ricordo male, a conclusione di un ciclo di studi si conseguiva un diploma o una laurea che a tutto potevano servire ma non al conferimento di un “attestato di etnicità”. O forse, se vado a vedere nella pergamena della mia laurea in Filosofia, da qualche parte ci sarà scritto che sono diventato un alieno, visto che italiano lo ero dalla nascita?
Quasi come un riflesso pavloviano, questi demagogici e sdolcinati discorsi mi conducono alla mia libreria: da un testo “battagliero” di un uomo “maledetto”, estrapolo alcuni pensieri “da censura” democratica, messi nero su bianco nel secolo scorso durante un periodo di prigionia per un fallito Putsch. Ancora oggi, calzano a pennello: L’acquisto della cittadinanza si svolge non diversamente dalla ammissione in un club automobilistico. Il candidato presenta la sua richiesta, si procede ad un’indagine, la richiesta è accolta, e un bel giorno gli si fa conoscere con un biglietto che è diventato cittadino dello Stato. E la notizia gli è data in forma umoristica: a colui che finora è stato uno Zulù o un Cafro si comunica che ‘è diventato un Tedesco’! Siffatto sortilegio è la prerogativa di un semplice funzionario. In un batter d’occhio, questo funzionario fa ciò che nemmeno il Cielo potrebbe fare. Un tratto di penna, e un Mongolo diventa un autentico ‘Tedesco’. Ma, dirà qualcuno, queste frasi le ha scritte “il Demonio”!? Scusate il "politicamente - forse anche troppo (?) - scorretto" ma anche il demonio, qualche volta, avrà detto qualcosa di buono! O è questa una prerogativa solo del buon Dio e dei sui democratici accoliti? Suvvia, non siate razzisti!






IN GOD WE TRUST... "NEL TEMPO DELLA NOTTE DEL MONDO"

Articolo pubblicato sul quotidiano "RINASCITA" - 14/11/2011
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Ed ora, si guardi allo specchio l’uomo europeo, l’uomo del terzo millennio, l’uomo figlio della “grande liberazione” dai “mali assoluti” del secolo scorso. Scavi nel profondo del cuore per cercare quali sono state realmente le speranze “compiute” e le attese “tradite”; quanti e quali sono stati i beni di cui ha goduto e lo hanno reso un uomo evoluto (?), libero (?) eppure insoddisfatto, in un mondo evoluto (?), libero (?) e profondamente lacerato. Siamo i figli traditi dalle grandi illusioni che vanno dal piano Marshall a Steve Jobs; figli di un mondo stuprato dalla tecnica, imbottito di pillole, plasmato con la plastica e il cemento, che ha volutamente reciso ogni legame con la Terra e il Divino: perché la modernità altro non è che eclissi del Sacro, la deificazione, pericolosamente non avvertita, del Nulla. Parafrasando Holderlin, il filosofo tedesco Martin Heidegger scrisse lapidario: la notte del mondo distende le sue tenebre ( ...) Non solo gli Dei e Dio sono fuggiti, ma si è spento lo splendore di Dio nella storia universale. Il tempo della notte del mondo è il tempo della povertà perché diviene sempre più povero. Così - chiosa il filosofo - è già diventato tanto povero da non poter riconoscere la mancanza di Dio come mancanza. Il compimento del nichilismo è realizzato ma, nonostante la fuga di Dio, da qualche parte, diabolicamente è stato scritto In God we trust, evidentemente pensando che se in Dio confidiamo, Lui non ci abbandonerà. E l’uomo contemporaneo, civilizzato e “compiuto”, preso da un abbaglio, ci ha creduto: il dio dell’oro ha sommerso il vivere quotidiano e noi, buoni ed estenuati europei, affidata la nostra sorte agli avvoltoi d’oltreoceano e agli strozzini dell’usura legalizzata, ci troviamo spogliati di un’identità, di una volontà di azione e di decisione del nostro destino: lontani, sicuramente, dall’avvento di un “tempo della grande politica” così come Nietzsche aveva auspicato per il nostro Vecchio Continente.
    Guardiamoci intorno: gli “ismi” cattivi del secolo scorso, come anzidetto, sono stati “sconfitti” e sostituiti da “ismi” universalmente riconosciuti come “buoni e giusti”: primo fra tutti, intoccabile e divino, il democraticismo, la bestia che tutto livella, modello per eccellenza di esportazione coatta con sottofondo musicale di missili e bombe! E il capitalismo? Ora, forse, anche i più distratti iniziano ad intravederne la natura satanica: l’ “ismo” del finto benessere e della falsa giustizia, con i suoi tentacoli parassitari, usurai e guerrafondai, pare avviarsi al tramonto, alla conclusione di un ciclo rovinoso. Certo, nonostante tutto, ancora, in molti, in quel dio dell’oro confidano e come ebeti attratti dal luccichio dei mercanti, si faranno abbindolare nell’attesa che nuovi profeti del denaro possano tenere in piedi l’Impero del Male.
    Come già sottolineato dal direttore Gaudenzi nell’editoriale di Rinascita del 9 novembre scorso, l’Italia - e, aggiungo io, l’Europa tutta - sta sprofondando nella miseria, nel sottosviluppo e nel ruolo di sguattera degli atlantici manovrati da Wall Street e dalla City. Non resta molto da aggiungere. Al contrario, resta molto da fare: occorre una presa di coscienza dell’esigenza di una lotta senza quartiere contro i signori del male, perché noi, a differenza loro, in quel dio celebrato nel dollaro, non crediamo affatto. E tantomeno, crediamo nel dio Euro e in quel fantoccio chiamato “Unione Europea”...



LE FINTE RIVOLUZIONI DELLA "SINISTRA ITALIANA"

Articolo pubblicato sul quotidiano "RINASCITA" - 20/10/2011


Punto primo:  "Oggi non esito a dichiarare che il socialismo non potrebbe sussistere senza un’apologia della violenza". Così Sorel. In effetti, non si capisce come si possa fare una rivoluzione con i balletti in piazza e gli striscioni colorati. Suvvia, non siate ipocriti! Se è il Sistema che si vuole abbattere, altro ci vuole che le passeggiate con i fischietti e i bambini a seguito e il tutto con la benedizione - guardate un po’ - di Mr. Draghi. Se sorelianamente "la forza ha come oggetto l’imposizione di un certo ordine sociale", la sua distruzione non può che avvenire che con la violenza: Ipse dixit…
Punto secondo: “Sono un rivoluzionario. Non mi pento di ciò che ho fatto e lo rifarei. La lotta al Sistema, al regime dell’Usura va portata avanti fino alla sua distruzione”. Avrebbe potuto rispondere così “il ragazzo con l’estintore”, al secolo Fabrizio Filippi, arrestato per i disordini di Roma. E invece? Un laconico “sono pentito ma non sono un black-bloc. Probabilmente mi sono lasciato trascinare dagli avvenimenti” con, in più, la giustificazione che l’estintore serviva per spegnere l’incendio: una mammoletta annoiata e in cerca di emozioni forti. Ora piange con mamma e papà. Lasciamo che si sfoghi, deve essere molto provato. Siamo sicuri che se la polizia fermasse il babbeo che ha mandato in frantumi la statua della madonna di Lourdes (caspita che atto rivoluzionario, un gesto molto utile ai fini dell’abbattimento del signoraggio), lo stesso si farebbe fotografare durante la messa domenicale mentre riceve l’eucarestia con il volto attraversato da un’estasi da fare impallidire quella di Santa Teresa d’Avila e, forse, deciderebbe di prendere i voti. E così per tutti gli altri “rivoluzionari” arrestati. Non spendo una parola di più.
Punto terzo: Alcuni “black bloc”, da qualche parte, hanno sostenuto di essere in guerra contro il Sistema. Pensiamo che ognuno abbia il diritto di ribellarsi allo status quo ma penso anche che dal momento in cui la guerra è dichiarata, bisogna essere consapevoli che non sarà a senso unico: aspettarsi la reazione dello Stato ci pare essere una cosa scontata. Allora, inutile piangere se ci scappa il morto (vedi Carlo Giuliani) e urlare contro la “repressione poliziesca” leccandosi le ferite sotto la gonnella di mamma: quando mai è esistito uno Stato che si fa attaccare senza opporre resistenza? Non facciamo i cretini, non viviamo nelle favole...la guerra è guerra e mai sulla terra si sono viste guerre o rivoluzioni senza spargimenti di sangue. Se decidi di andare in trincea, devi aspettarti le conseguenze, anche quelle più nefaste. Altrimenti, meglio darsi alla coltivazione dei tulipani.
Punto quarto: Domanda: se il sopraccitato Giuliani è stato celebrato in tutti questi anni dalla sinistra come un martire e un eroe, perché mai questo biasimare i suoi emuli che, anni dopo, non fanno che ripetere le stesse azioni? E perché mai costoro sono stati insultati dagli indignati pacifici con il solito epiteto: “fascisti, fascisti...? Se così fosse, anche Carlo Giuliani era un “fascista”....
Punto quinto: Tutti abbiamo visto le immagini della giornata romana: ebbene, per quanto ci riguarda, abbiamo intravisto più violenza negli sputi e negli insulti rivolti a Pannella da parte di uomini attempati, che nelle sassaiole contro la polizia: una violenza subdola, fatta di visi contratti e odio represso, schifosamente vergognoso e fazioso, che niente aveva a che fare con una protesta contro la globalizzazione e lo strangolamento messo in atto ai nostri danni dall’alta finanza: il tutto aveva i toni di una crociata contro l’attuale governo di centro destra. Che questi signorotti non abbiano capito quale sia il cuore del problema, appare fin troppo chiaro.
Punto sesto: gli sputtacchioni di cui sopra, altri non sono che coloro che vorrebbero sostituire Berlusconi con chi, negli anni passati, ha fatto le stesse cose del Sultano di Arcore: asservimento ai diktat delle banche, finanziamenti di guerre “democratiche” (con il sostegno dei “pacimarxisti” dell’estrema sinistra “anti amerikana”, non dimentichiamoci) e quant’altro. Non si accorgono, o fanno finta di non accorgersi, che destra e sinistra non sono altro che due facce della stessa medaglia: servitori dei banchieri sono gli uni e servitori dei banchieri sono gli altri.
Conclusioni: Il 90% delle persone presenti alla manifestazione romana, al momento delle elezioni, si recherà come un gregge composto alle urne nel nome di un’alternativa di “sinistra” che non esiste e così facendo continuerà a dare linfa agli strangolatori di popoli e nazioni. La prossima volta, invece di andare a lamentarsi in piazza contro il vento, rimangano nelle proprie case. Gli uomini liberi, invece, facciano tabula rasa e rincomincino da capo.
                                                                                                                                  Ignazio Mele

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NAPOLITANO: IMMIGRAZIONE E TARDIVI MEA CULPA - Riflessioni a seguito alle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica a Rosarno


Articolo pubblicato sul quotidiano "RINASCITA" - 30/01/2010
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A Rosarno sono accadute cose brutte, pesanti. Uno scoppio di insofferenza che ha mostrato il peggio di ciò che si era accumulato nell'animo dei cittadini e degli immigrati. E' nostra responsabilità collettiva di rappresentanti dello Stato non aver saputo prevenire ciò che avremmo dovuto prevenire. Ora dobbiamo evitare che si ripeta e respingere luoghi comuni e pregiudizi che indicano la Calabria come luogo di intolleranza e di razzismo.
E bravo - qualcuno esclamerà - il nostro Presidente, che ha avuto il coraggio di pronunciare certe parole: lui sì, così attento più di altri, nel riuscire a penetrare la realtà con sguardo vigile; nell’esser capace di sviscerare il fenomeno migratorio con pacatezza e nello stesso tempo con fermezza, a costo di far pensare ai benpensanti che magari un tempo sono stati suoi degni compagni di viaggio sotto insegne rosse: “ma che succede? Il Presidente sta forse scivolando nelle trame nere della destra più bieca? Quella che odora di intolleranza “xenofoba” e “fascista”?”
E bravo, il nostro Presidente, che ha compreso che “la caccia al negro” tra i vicoli di Rosarno, non è stata portata avanti dagli ultimi adepti di qualche esaltata filiazione del Ku-Klux Klan, né orchestrata da qualche “cattivo” maestro rapito dalle dissertazioni metafisico-razziali di Julius Evola.
E no! Questa volta il Presidente non poteva aggrapparsi all’incubo inverosimile di un’onda nera di xenofobia che avanza. A Rosarno, si è trattato semplicemente di comuni cittadini, uomini e donne, madri e padri di famiglia, esasperati da una situazione e una convivenza insopportabile e causata da un’immigrazione selvaggia che irrompe nel nostro continente con il benestare dei politici compiacenti, della Chiesa e degli schiavisti del XXI secolo, per i quali il flagello migratorio altro non è che un felice tornaconto in euro.
Ma una volta tanto vogliamo essere anche noi un poco comprensivi e moderatamente elastici: e quindi, regaliamogli pure un plauso, al caro Presidente, sulla scia del noto detto che: “meglio tardi che mai”. Concediamo pure l’attenuante della distorsione ideologica, che ogni tanto acceca noi tutti e che forse ha gettato, negli anni passati, una cataratta negli occhi dell’anziano Presidente durante la sua militanza in una certa sinistra: troppo buonista per poter sostenere e plaudere qualcosa che potesse odorare di “sinistro” – pardon, volevo dire “destro” – incenso “xenofobo” (?). Quella “sinistra”, per intenderci, che strizza l’occhio ai “diritti” delle minoranze, degli omosex e dei transex, ai colorati “diritti” cosmopoliti dei migranti, traghettando falce e martello in territori che meglio si addicono ai postulati radical-pannelliani; quella “sinistra” che ha dimenticato il bersaglio della lotta: quel bersaglio che sarebbe dovuto essere rappresentato dal mondo del lavoro, dalle rivendicazioni salariali, dalla lotta operaia, dall’opposizione al grande Capitale, e che invece si è prodigata nell’accatastare, nella soffitta del dimenticatoio, i principi del materialismo storico marxista a favore dell’edificazione dell’ ipermercato del pensiero unico che puzza di liberal-liberismo.
Ma dopo questo slancio di edulcorata comprensione, mi piacerebbe chiedere, al caro Presidente e a tutti coloro che sottolineano la lucida seppur tardiva analisi politica sui disordini “etnici” e il mormorio sulla “responsabilità collettiva di rappresentanti dello Stato per non aver saputo prevenire ciò che avremmo dovuto prevenire”: cosa pensavate e dove eravate quando, nel 1995, la Corte d'Assise di Verona condannava in primo grado gli aderenti del movimento denominato Fronte Nazionale, fondato da Franco Giorgio Freda, reo di aver presagito - e di conseguenza di aver cercato di prevenire - le conseguenze nefaste del fenomeno migratorio che poi si sarebbero “magicamente” avverate? Per voi, signori un po’ distratti, voglio riportare, come risposta alle parole del Presidente Napolitano, uno stralcio del processo inquisitorio che vide protagonisti proprio Franco Freda e uno scellerato PM, riguardo l’argomento affrontato dal Fronte Nazionale, sull’espulsione immediata degli stranieri extraeuropei immigrati illegalmente :

Freda: Mi scusi, signor pubblico ministero, ma sa che l’argomento è di attualità?

P.M: Certo che lo so!

FREDA : C’è un concerto totale delle forze politiche democratiche attuali.

P.M. : Lo so benissimo, e questo è uno dei capisaldi dell’accusa e dimostra la pericolosità del suo movimento.

FREDA : Dimostra la preveggenza, la capacità di lucidità e previsione politica.

P.M. : E la pericolosità politica!

FREDA :Questo, cinque anni fa! Previsione e preveggenza: noi abbiamo previsto ciò che sarebbe intervenuto, tanto è vero che oggi tutte le forze politiche del parlamento democratico tendono all’abrogazione graduale…

P.M. : La preveggenza gliela riconosciamo. Infatti è un requisito della pericolosità .

Se la preveggenza è il requisito della pericolosità, il riconoscimento della mancata preveggenza, così come sottolineata dal Presidente, non può che essere idiota cecità e responsabilità criminale dei disordini di Rosarno.
E allora paghino loro, i “rappresentanti dello Stato”, i politicanti di destra e di sinistra, per aver provocato gli scontri etnici: applichino per bene, sulle loro ottuse teste, la Mancino-Modigliani. Riconoscano di aver istigato all’odio razziale e poi procedano, sulle macerie della società multietnica dalle quali saranno loro stessi travolti, con i mea culpa e il cilicio: strumenti espiatori che, visti i tanti strilloni ossessionati dalla cristiana moralina dell’accoglienza presenti in parlamento, non potranno non essere apprezzati (Binetti docet?) per il loro sapore “penitenziale”. E così facendo, si frustino per bene la coscienza . Con buona pace per tutti; soprattutto, lo speriamo vivamente, per noi, che li abbiamo sopportati troppo a lungo …

Ignazio Mele

DEMAGOGIE D'OLTRETEVERE:IL PAPA IN SINAGOGA E LE DIMENTICANZE VOLUTE. Nessun accenno di Ratzinger al martirio dei palestinesi.


Articolo pubblicato sul quotidiano "RINASCITA"- 21/01/2010
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Eccolo, l’uomo in bianco, aspetto dimesso, sommesso ma disteso, perdersi tra i figli prediletti di Dio, i fratelli eletti, i “giusti”. Eccolo, l’uomo in bianco, dissertare sulla Storia che fu (? ), sugli stermini, sui drammi e sugli arcani del XX secolo, sui gas e sui fumi a trama uncinata, sui bambini e sulle donne sofferenti e sulle azioni sotterranee ( magismo cattolico?) attraverso le quali “la Sede Apostolica agì in modo discreto e nascosto”.
Eccolo, in mezzo ad una cornice “gentile” (?) composta dagli Alemanno, dai Fini, dai Letta, “ricordare la disperazione di donne e bambini”, ascoltare in silenzio i proseliti politici e visionari di Pacifici conditi con i soliti piagnistei egoici sull’incolumità fisica israeliana minacciata dal nucleare iraniano e sul nuovo sterminio che insorge.
Eccolo, mentre ascolta gli improbabili proclami del Di Segni su “amicizia e fratellanza”, che “non devono essere esclusivi e oppositori nei confronti di altri – soprattutto, aggiunge il rabbino - di tutti coloro che si riconoscono nell’eredità spirituale di Abramo”.
E chissà cosa pensa, ci chiediamo noi comuni mortali, nell’ascoltare siffatti proclami di rispetto confessionale, di parità di dignità, di comune “eredità spirituale”, l’uomo in bianco che, nonostante la distanza che lo separa dalla nostra Welthanschauung, riteniamo essere uomo di profonda cultura e sicuramente conoscitore del Talmud e della Torah e quindi dei contenuti delle Scritture dei “fratelli” maggiori: Scritture che tutto esaltano, tranne l’amicizia e la fratellanza nei confronti dei “gentili”, cristiani e non..
E ancora ci domandiamo, più dubbiosi che mai, se qualcuno avrà notato, almeno per un attimo, tra i politicanti di destra, sinistra e centro e tra il popolo dei gojim poco “gentili”, che né i rappresentanti del popolo “eletto”- ma questo era a dir poco scontato - né Ratzinger, abbiano speso una parola per il “nuovo” Olocausto mediorientale, per i bambini e le donne palestinesi martoriati dai tank israeliani, per i soprusi che giorno dopo giorno i non ebrei di Palestina patiscono con l’indifferenza e il tacito benestare del mondo occidentale, Vaticano compreso. Questo, l’ uomo in bianco, l’ha dimenticato, forse rimosso, forse adombrato per puro calcolo politico: sì, dico politico. Cosa altro è, se non prassi politica, l’amministrazione delle “anime belle”, il missionaresimo in caccia di nuovi adepti e la cura dei rapporti di buon vicinato e di amore-odio con i “fratelli” maggiori ?
Ma in fondo, c’è veramente da rimanere sorpresi di questa tacita complicità ? Già Nietzsche, più di un secolo fa, esplicitò il problema in maniera risoluta e chiara: il tronco da cui si diramano i rami tortuosi e avvinghianti del cristianesimo e dell’ebraismo è il medesimo. Non ce ne vogliano cattolici tradizionalisti, preconciliaristi, crociati e papisti che si annidano tra i miasmi della destra “radicale”; quelli, per intenderci, che strillano a difesa delle radici cristiane che poi - dimenticano - sono appunto giudaiche e quindi non nostre.
Il risentimento ebraico divenne, con la morte di Cristo e tramite Paolo di Tarso, livore cristiano. Il sangue sgorgato dal Golgota fu solo uno spartiacque che segnò il passaggio da un’acredine a un’altra, senza che, tra l’altro, il nuovo odio riuscisse a soppiantare il vecchio. Cambiò il “fenomeno” ma non il “noumeno”.
E allora, lasciamoli fare; ammiriamoli nella loro spavalda ipocrisia, nella loro volontà di potenza corrotta e affabulatrice, nel loro banchettare insieme, nel loro meschino odiarsi, nelle loro bieche smorfie calcolatrici sotto i sorrisi rassicuranti e falsi: in altre parole, abbandoniamoli alla loro farsa e, soprattutto, alla loro faida.
Una faida che non ci riguarda e non ci deve riguardare, perché viviamo in alt(r)e lande: troppo pagane per gli uni, troppo “gentili” per gli altri. Fortunatamente….                                           

Ignazio Mele